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  • Dott.ssa Fabiola Arcangeli

    Dott.ssa Fabiola Arcangeli

    Ognuno può incontrare la sua pelle e l'incontro con la propria pelle è tutt'altro che epidermico. La tua pelle parla e può dire tante cose se osservata nel modo giusto. Grazie alle confidenze che ci fa possiamo sapere come sta quello che ci sta sotto. Se per lo psicologo il volto è lo specchio dell'anima, per il dermatologo la pelle è lo specchio della salute.

LA CADUTA DEL CAPELLO

ALOPECIA ANDROGENICA
Numerosi fattori possono influenzare i cicli follicolari: fra questi, gli ormoni gonadici rivestono un ruolo particolarmente importante. Gli estrogeni riducono la velocità dei peli, ma prolungano la fase di anagen. Gli androgeni, invece, aumentano la velocità di crescita dei peli ed anche il loro calibro (trasformano i peli del vello in peli maturi) in quelle aree, come la barba, androgeno –dipendenti. Paradossalmente, in altre aree, come il cuoio capelluto, ed in soggetti geneticamente predisposti, gli androgeni riducono la crescita ed il calibro dei peli, determinando la cosiddetta alopecia androgenica. Questi effetti variabili e contraddittori degli androgeni sono ancora poco spiegati. E’ stato innanzitutto osservato che, come per altri effetti del testosterone, anche l’attività sul follicolo pilifero è legata ad un metabolita dell’ormone: il di-idro-testosterone (DHT), che si forma, a livello cellulare, per azione di un isoenzima, la 5alfa-reduttasi. Esistono delle variazioni regionali nella distribuzione degli isoenzimi delle 5alfa-reduttasi, dell’attività dell’enzima e della densità di recettori per gli androgeni nelle papille dermiche, con livelli più elevati nelle aree fronto-parietali dello scalpo, corrispondenti alle zone di sviluppo dell’alopecia androgenica. Livelli molto elevati sono anche stati riscontrati nelle regioni pubiche e nelle altre aree di sviluppo dei caratteri sessuali secondari.

L’alopecia androgenica, è molto diffusa sia negli uomini che nelle donne in post-menopausa: vi sono, però, altre forme di alopecia altrettanto significative, riportate qui di seguito nell’elenco in tabella 1.


Alopecia diffusa
Alopecia areata
Alopecia infiammatoria
Alopecia traumatica
Alopecia iatrogenica

L’ALOPECIA DIFFUSA consiste in una riduzione quantitativa di capelli senza alterazioni della morfologia della cute e del capello. In alcuni casi, come ad esempio forme febbrili, forti stress emozionali, o in gravidanza, possono sincronizzare i cicli follicolari portando ad una caduta dei capelli (telogen effluvium), reversibile in circa sei mesi.

L’alopecia diffusa può essere anche legata ad una nutrizione inadeguata, ed a condizione fisiche e igieniche generali molto scadenti.
L’ALOPECIA AREATA è una condizione abbastanza frequente nella quale si osserva una perdita di capelli a chiazze, tipicamente senza alterazioni cutanee. Segno caratteristico è la presenza di capelli corti che si assottigliano nel punto in cui emergono dal follicolo (capelli a punto esclamativo); spesso la risoluzione della patologia è spontanea e, quando il capello ricresce, ha inizialmente una colorazione bianca. In molti casi questa forma sembra ad eziologia autoimmune e, spesso, si osserva una predisposizione genetica.
L’ALOPECIA INFIAMMATORIA è secondaria ad una infezione batterica o micotica (Tinea capitis). Caratteristica è la presenza sulla cute di eritema, desquamazione, edema o pustole, segni dell’infezione cutanea.
L’ALOPECIA TRAUMATICA è, invece, conseguente ad eventi traumatici di ordine fisico e/o chimico.
L’ALOPECIA IATROGENICA è una forma di alopecia diffusa, secondaria all’assunzione di farmaci che, come effetto collaterale, hanno una tossicità per il follicolo pilifero. Numerosi sono i farmaci che possono indurre alopecia, tra questi antiipertensivi, farmaci del sistema nervoso centrale, farmaci antineoplastici. Le forme di alopecia causate da tali farmaci variano a seconda delle diverse sostanze e, spesso, anche in relazione alla quantità di farmaco assunto e alla durata del trattamento.

Nelle condizioni ricordate si assiste generalmente alla caduta del capello, senza però un danno permanente del follicolo pilifero: queste affezioni sono, infatti definite come alopecie non cicatriziali. Quando si assiste anche alla distruzione del follicolo pilifero, l’alopecia è definita cicatriziale e non è reversibile. Alopecie cicatriziali sono il risultato di malattie cutanee come lichen planus, folliculitis decalvans, e alcune forme di lupus. Altre cause, più rare, possono essere forme tumorali, infettive o metastasi cutanee di tumori: forme gravi, quindi, che necessitano di un intervento innanzitutto sulla malattia che provoca la caduta del capello, la quale costituisce solo un sintomo di una patologia più grave e importante.

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Accanto ai tipi di alopecia sopra descritti, esiste anche una alopecia aspecifica e di lieve o moderata entità, che interessa solamente i primi stadi della classificazione di Norwood. Ci riferiamo a quelle forme di “calvizie” dovute a cause che potremmo definire “banali”, ma che si riscontrano in una elevata percentuale della popolazione, sia di sesso maschile che femminile. In tabella 2 sono riassunte alcuni delle principali cause che possono determinare queste forme di alopecia lieve o moderata.

Tabella 2 – fattori che favoriscono l’alopecia lieve o moderata.

FATTORI FISICI

Esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti
Arricciatura a caldo dei capelli
Eccessivo calore nell’asciugatura

Alternanza termica in ambienti di lavoro o domestici
Spazzolatura e pettinatura vigorosa dei capelli


FATTORI CHIMICI

Coloranti e schiarenti
Prodotti per messa-in-piega
Prodotti per la stiratura dei capelli
Inquinanti ambientali


A questi fattori favorenti l’alopecia lieve e moderata, possiamo facilmente riferire “categorie” a noi familiari di soggetti dei quali riportiamo un sintetico quadro in tabelle 3.

Tabella 3 – soggetti a rischio di alopecia lieve o moderata


Le donne che frequentano assiduamente il parrucchiere per tinta, messa-in-piega, stiratura, etc…..dei capelli.
Tutti coloro che per ragioni estetiche, o perché indotti da ragioni igieniche, sottopongono il capello a continui lavaggi con tensioattivi.
I cosiddetti “patiti dell’abbronzatura” , letteralmente esposti per ore all’insulto dei raggi ultravioletti.
Ogni individuo portato dalle circostanze (sito abitativo, ambiente di lavoro, traffico cittadino, etc…) a vivere a stretto contatto con inquinanti aerei, quali polveri, fumi, polluzioni chimiche o fisiche di tipo tossico, etc…


Il telogen effluvium cronico ( TEC ) è una condizione clinica, di inquadramento relativamente recente, distinguibile dal telogen effluvium acuto sulla base del decorso più prolungato (durata di almeno 6 mesi) , spesso fluttuante.

La patogenesi del TEC non è ancora ben chiara anche se si ipotizza il coinvolgimento di meccanismi di arresto dell’attività mitotica nella matrice pilare con accorciamento della fase anagen.

L’alopecia androgenica, soprattutto nelle sue fasi iniziali, può non di rado essere confusa con un TEC…….

Esiste la possibilità reale che le due condizioni coesistano o che un TEC possa evolvere verso un’AGA conclamata.

ALCUNE DOMANDE CHE VENGONO POSTE COMUNEMENTE

Chi colpisce?
Soprattutto uomini fin da giovane età e talvolta donne con sottili e subdoli quadri ormonali

E’ ereditaria?
I ricercatori che studiano la mappa dei ns cromosomi non hanno ancora individuato il gene dell’Alopecia Androgenetica.
Attualmente si ritiene che vi sia una forte predisposizione a questo in estetismo, qualora in famiglia vi sia già un precedente.

Che cosa provoca la caduta precoce dei capelli?
La ricerca scientifica ha dimostrato che un’eccessiva produzione di un ormone derivato dal testosterone, il diidrotestosterone ( DHT ) è in grado di agire sul follicolo pilifero. La trasformazione di un ormone nell’altro avviene per l’intervento dell’enzima 5-д-reduttasi che nelle persone affette da Alopecia Androgenetica è presente in maggior quantità proprio nel bulbo pilifero.

Quali sono gli effetti di una maggior disponibilità dell’ormone DHT?
La maggior quantità di diidrotestosterone porta all’indebolimento e all’assottigliamento del capello con un accorciamento del suo ciclo di vita: la sua papilla germinativa nell’arco di 2 – 5 anni perde la potenzialità riproduttiva e fornisce sempre più capelli miniaturizzati (peluria e/o vello). Nella norma 1 capello può cadere e rinascere nello stesso follicolo anche 25 volte e ogni ciclo può variare da 3 a 8 anni .

Perché è importante ridurre l’azione del DHT sul bulbo pilifero?
Le varie fasi del ciclo di vita del capello (anagen-catagen-telogen) potranno durare anni fornendo capelli robusti, vitali e folti invece che durare pochi mesi. Nei casi in cui il DHT è prodotto in eccessiva quantità, il follicolo, nell’arco di 2 – 5 anni termina la riserva di 25 cicli, che sono sempre più brevi e che forniscono capelli dall’aspetto di vello. Se per diversi motivi, tra cui quelli ormonali, molti, moltissimi follicoli entrano in questa fase non siamo più in presenza di un normale ricambio, ma assistiamo ad una “caduta copiosa” ad un diradamento consistente : la calvizie.

Come è possibile rimediare?
Solo una azione preventiva e ripetuta nel tempo può dare risultati visibili. L’obbiettivo di un intervento serio ed efficace nelle fasi iniziali è quello di prevenire la caduta dei capelli e, successivamente quello di invertire il processo di riduzione del diametro del capello e di accorciamento della sua vita, promovendo così l’infoltimento della capigliatura.